sabato 22 settembre 2012
Ricordo di Maurizio MORINI poeta amico della P.A.V.
Maurizio Morini: un poeta da valorizzare.
Di Marco Rossi.
Clochard è una parola francese che deriva da una fusione dei termini cloche (poco intelligente), clocher (zoppicare) e cloches (campane delle chiese che suonavano per chiamare a raccolta mendicanti per la distribuzione gratuita di cibo) malamente viene tradotto in senza-fissa-dimora dal momento che il termine racchiude anche un alone di avventura e di ribellione, concetti e sentimenti che in alcuni casi hanno rappresentato il vero motivo della scelta di vivere per le strade.
Jack Kerouac (1922-1969), ad esempio, è stato profeta della beat-generation con il suo " sulla strada" (1957) da cui prese spunto per molte sue canzoni anche il grande Bob Dylan (1941). Nel romanzo di Kerouac descrive il suo vagabondaggio sullo stile degli Hobos (termine derivabile al saluto Ho, Boy dei vagabondi) e lo fa lanciando quella che egli stesso definirà " prosa spontanea" alle stile sarà unicamente molto apprezzato anche da Henry Miller (1891-1980), l'autore del " tropico del cancro" e della " Tropico del capricorno" con cui ruppe con delle forme letterarie del tempo per lo sviluppo di una nuova tipologia di romanzo intessuta di autobiografia, critica sociale e riflessione filosofica. Uno stile caratterizzato dall'assenza di regole apparenti e dalla derivazione del lessico da una completa libertà mentale.
Proprio la libertà mentale da ogni condizionamento sembra la caratteristica principale di chi "sceglie" di vivere da clochard. In Europa la capitale di questa tipologia di vagabondi è sempre stata Parigi e nella seconda metà del secolo sotto la torre Eiffel visse a lungo anche un homeless, un senza-dimora, livornese che aveva studiato al Classico e che morì ancor giovane (56 anni) lasciando in eredità poesie a sua volta caratterizzate da un'assoluta spontaneità.
Era nato in Via del Vigna, vicino a Via Provinciale Pisana, Maurizio Morini, l'8 marzo del 1946 e sin da piccolo aveva mostrato interesse per il sapere e capacità di comunicare.
Chi lo ha frequentato in quegli anni, compagno di giochi per la strada, ne ricorda la particolare capacità di affascinare coi suoi racconti immaginifici nei momenti di sosta fra una scorrazzata e l'altra.
Avendo sofferto la tisi in gioventù accusò un precoce calo dell'udito ma, ciò nonostante, frequentò con profitto il liceo classico Niccolini-Guerrazzi ove la sua grande memoria gli permetteva di studiare molto poco per ottenere ugualmente buoni risultati, come ricorda Marcello Murziani, suo compagno di classe, prima di divenire bancario dall'alto profilo.
Orfano a 17 e anni della madre e subito dopo del padre, non ebbe la possibilità di terminare gli studi e dovette allora cercare di che sostenersi per vivere.
Fu comunque un'esistenza difficile caratterizzata da amori al margine ma comunque intensi tanto da portarlo, in un'occasione, a prendere a pugni un marinaio americano che aveva mancato di rispetto ad una di quelle giovani che adesso si chiamano escort.
Non trovando occasioni a Livorno decise - intorno al 1966 - di emigrare in Francia, dove alternò brevi periodi di lavoro manuale ad altri di disoccupazione.
Ad un certo punto decise di unirsi alla nutrita schiera dei clochard che animavano Montmartre ed i ponti lungo la Senna. Dando sfogo al proprio temperamento e sfruttando gli studi liceali, in breve cominciò a procacciarsi la sopravvivenza scrivendo col gesso sui marciapiedi brevi ed intense espressioni poetiche - che non poche volte erano ricopiate dai passanti - per mezzo delle quali recuperava monete che gli consentivano di nutrirsi.
Rientrato a metà degli anni settanta a Livorno, non cambiò vita anche per il peggioramento progressivo delle condizioni di salute e ospitato negli Asili comunali. Avendo perso quasi del tutto la funzionalità di un occhio passò al centro di cura "Frediani" e, per l'ulteriore diminuzione dell'udito, infine, del 1981 ne fu disposto i ricovero permanente nella RSA di " Villa Serena", dove ha seguito di una lunga malattia si spense il 31 gennaio 2002.
Persona dotata una straordinaria sensibilità tesa nel doloroso percorso di vita alla ricerca del dialogo e dell'affetto, provocato da una esistenza di abbandono, e di solitudine, di rinunce e di sofferenze, trovava una propria naturale e spontanea ragione di riscatto e di sollievo nella comunicazione in forma poetica di tutto ciò che lo colpiva nel suo vivere quotidiano.
Preda dello sconforto, stava forse seriamente pensando al suicidio, come ebbe a rivelare, quando lo l'8 marzo 1996 - era il giorno del suo 50º compleanno - ad un gruppo di persone dedite all'assistenza degli ospiti delle" case di riposo", la PAV (presenza amica volontaria), andò a trovarlo per festeggiare la ricorrenza, come usavano ed usano ancora fare con tutti gli assistiti, e riuscì a farlo rasserenare, sollevandolo dallo Stato di profonda depressione in cui versava.
Aveva già composto, praticamente ogni giorno, poesie su fogli di carta, che stracciava e buttava, ma dopo quel giorno, confortato dall'affetto dei volontari che gli divennero amici fraterni, cominciò a conservare tutto quello che quasi d'impeto scriveva.
È una poesia, appunto, spontanea alla Kerouac, a rima libera, lessicalmente buona, incisiva e scarna di aggettivi, spesso delicata, struggente, fresca di impressioni, sensazioni ed immagini, che si rivolge al mondo, alla natura, agli altri, rivelando malinconia e sofferenza per gli affetti mai potuti stabilmente ricevere e dare ed insieme nobiltà d'animo.
Le poesie che gli amici gli hanno fatto presentare a vari concorsi sono state sempre apprezzate e sta avendo inizio, adesso, la ricerca e lo studio sistematico della sua produzione.
Ha lasciato circa tremila composizioni, che la PAV a in piccola parte raccolto e pubblicato poco prima della scomparsa, con due titoli: "Senza tanti complimenti" e " Quel che resta del verde" (entrambe per i tipi dell'editrice "Il Quadrifoglio", a luglio e dicembre 2001).
Nel dicembre 2001, prima di abbandonarsi al sopore che precedette la morte, rivelò ad una volontaria sua grande amica: "... ho vissuto, ho sofferto tanto, ma se dovessi rinascere non butterei via niente della mia esperienza".
In suo ricordo a Villa Serena gli hanno intitolato il viale d'ingresso.
Vi voglio bene
(agli Amici della PAV) 25/8/1997.
Vi voglio bene
perché siete tanti
e si sa che l'unione fa la forza,
e siete allegri
e si sa che gente allegra
il ciel l'aiuta,
e ragionevoli
come un avvocato
e coscienziosi
come un buon soldato
prevedibili
come il caldo estivo
ed improvvisi
come un temporale.
vi voglio bene:
perché siete un intreccio
di strade che conducono
ad una sola meta,
un mosaico di vita
che si completa insieme
un'orchestra che suona
una musica nuova,
la riprova che al mondo
l'amore esiste ancora.
Vi voglio bene
perché avete fatto
una magnifica festa
del tempo che mi resta,
vi voglio bene
perché sono sicuro
che sarete per me
l'ultimo bel ricordo.
Maurizio Morini
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento